Il dominio del sesso femminile

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Sarà mia premura risponderle in modo compiuto e articolato nei prossimi giorni, relativa mente a tutti i punti da lei toccati. Anche questo è un piccolo segnale che ci dice che alcune donne hanno cominciato ad avvertire la necessità di affrontare questi temi oltre il dominio del sesso femminile liturgie e gli steccati ideologici in cui sono stati ingabbiati.

La sua è una rifless io n e sulla difficoltà di essere uomini in una società occidentale dove il successo, il prestigio sociale, la stab ilità e le disponibilità economiche costituiscono il modello maschile imperante. Certo, tale modello domina nte non è nuovo; esiste da sempre, ma viene qui riproposto da Marchi in una veste del tutto particolare: q u ella della donna emancipata, prodotto della cultura mediatica neoliberale, neofemminista post-sessa ntottina.

Sebbene la preoccupazione di Marchi verso il dominio del sesso femminile un gruppo di uomini emarginati sia comprensibile, le sue argomentazioni vacillano in forza di alcune generalizzazioni che riassumo in tre punti: a. Marchi rischia inoltre di invalidare il dominio del sesso femminile propria argomentazione principale, e cioè, che nella cultura neoliberale uomini e donne non privilegiati, che sono una maggioranza numerica, sono ridotti ad una minoranza assoggettata e sfruttata.

Cosa invece non è mai stato realmente articolato? La donna clitoridea, affermando una sessualità in proprio il cui funzionamento non coincide con la stimolazione del pene, abbandona il pene a se stesso.

Tuttavia, Marchi sembra ignorare tale il dominio del sesso femminile femminista. Fino a che punto la dissociazione tra pene e fallo ovvero tra mascolinità e oppressione si fosse poi concretizzata in una vera e propria analisi della mascolinità questo rimane incerto. Il minatore che trascorre 14 ore in miniera o sua moglie che sta a casa a badare ai figli o a cercare di arrotondare le entrate familiari con altri lavori? Che il femminicidio abbia avuto una risonanza mediatica enorme, anche in forza di rete e social networks, questo è innegabile.

Questo fu un cambiamento legislativo epocale. Il voler evidenziare che anche gli uomini sono vittime di violenze il dominio del sesso femminile sembra più che opportuno, tuttavia affermare che tali uomini subiscono violenza dalle donne sembra in realtà ovviare alla questione più urgente del rapporto tra uomo e dominio. Chi sono quei maschi che uccidono, e perché uccidono? Quale percezione hanno questi uomini di sé, e della loro collocazione sociale? Sono sempre solo carnefici e il dominio del sesso femminile, o sono loro stessi vittime e vittime di chi o di cosa?

E soprattutto di chi o di cosa hanno paura? Tali sono i quesiti che mi sarei aspettata da Marchi riguardo al femminicidio, soprattutto in un intervento che si prefigge di parlare delle figure maschili marginalizzate e delle voci maschili silenziate. E invece Marchi si è trincerato dietro ad un facile negazionismo, luogo di eccesso e di attacco difensivo piuttosto che di analisi e riflessione.

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