Storie di famiglie di schiave del sesso

Orge di lusso

Tacchino turismo sessuale femminile

Maimuna la salvano in un modo che buca il cuore. Perché la sua è una storia sbagliata che alla fine diventa giusta. Non si sa ancora quanti anni abbia. Ma presumibilmente, osservandola nella notte di storie di famiglie di schiave del sesso sabato bagnato, mentre tiene gli occhi bassi nel gigantesco parcheggio di Perugia dove fino a pochi minuti fa si vendeva per trenta euro a clienti bavosinon arriva a diciotto. È sottile, spaventata, piena di incubi e di freddo ed è evidente che oramai considera la sua bellezza una complicazione sgradita.

Le avevano detto: sei carina, ti portiamo in Italia e ti troviamo un lavoro. Con gli occhi grandi che hai ci sarà la gara per farti fare la baby sitter.

Farai i soldi, aiuterai i tuoi. È partita da Benin City quattro mesi fa. Da tre è costretta a battere per ripagare un debito di 50mila euro che non sapeva neanche di avere contratto. Intanto hanno violentato lei, che in Italia è arrivata via mare, passando dalla Libia e adesso vuole solo che tutto finisca prima che il dolore la divori. È diventata una delle centomila ragazze di strada vittime della tratta e del racket che si vendono storie di famiglie di schiave del sesso magnaccia, maman, padroni, boss e padroncini, quasi tutti controllati dalla mafia albanese, da Torino a Palermo.

Le restanti sono ucraine, o magari cinesi. Non per il commercio sessuale. Importiamo ragazzine come se fossero divani o prosciutti. Invece parla alle nigeriane che per mezzora lasciano la strada, escono dal bosco e dalle macchine e si uniscono a lui cantando, arrivando alla spicciolata sotto gli occhi dei papponi che guardano torvi da lontano.

Stanotte sono otto. E sembrano tutte bambine. Maimuna finisce per caso di fianco a Maleva, che è fragile come uno spaghetto e di anni ne ha 22 e da poco più di dodici mesi vive in una delle case della Giovanni XXIII. Anche lei viene da Benin City. Anche lei è stata violentata in Libia dopo avere attraversato il deserto nascosta sotto una coperta nel retro di un pick up.

Ho sgomitato, mi sono aggrappata a una corda, sono salita a bordo. Mi sono affidata a Dio, finché una nave ci ha preso a bordo vicino a Lampedusa. Mi hanno storie di famiglie di schiave del sesso e dato da mangiare. E finalmente ho dormito.

Poi sono scappata verso Torino. Credevo che là ci fosse il lavoro che mi avevano promesso. Pensavo che volevo morire.

La morte non poteva essere peggio di quello schifo. Ma è arrivato don Aldo, il mio nuovo papà. E con lui Marina, la mia mamma. E ho trovato nuove sorelle e nuova speranza. Anche don Aldo parla con la bambina. Vuoi davvero stare dentro questo orrore? Vieni con noi. Ti proteggiamo. Ti diamo un lavoro. Guarda per terra. Prende il cellulare. Chiama la maman, è prigioniera. Ed è come se la paralizzasse.

E quando scappano è difficile che finisca bene. È gente che dice le cose senza sapere niente. Tu sei un prete cattolico don Aldo, è ovvio che parli cosi. Ma sono soprattutto una persona che cerca una risposta pratica. Noi in questi anni abbiamo accolto più di settemila ragazze. Ottocento in questa casa. Credi che ce ne fosse anche solo una che si vendesse per scelta? Ma non importa che tu creda a me. Loro, che in casa vivono come si fa nelle famiglie.

Ci sono le ragazze nigeriane. Nadia viene dalla Romania e porta i capelli legati in uno chignon che le lascia scoperte le orecchie. Il destro. Ha gli occhi mobili, inquieti. Anche se deve raccontare un incubo che ha quasi dieci anni. Era appena diventata maggiorenne. Pensavo di venire a fare la baby sitter. Mi hanno sbattuta in strada. Con violenza. Io mi prostituivo e loro mi controllavano. Volevo smettere e storie di famiglie di schiave del sesso mi hanno picchiata selvaggiamente.

Con un bastone. Le hanno bucato un polmone, rotto tre costole, spaccato le ginocchia. Le ferite alle ginocchia le hanno chiuse con del nastro adesivo. Era più morta che viva. È svenuta. A quel punto le sue compagne hanno chiamato la polizia. Oggi anche lei va in giro per strada con don Aldo a parlare con le connazionali. Storie di famiglie di schiave del sesso a farle ragionare è la più brava di tutti. È bella e ferita. Si alza per preparare la cena. La storia di Ivana è diversa solo in qualche dettaglio.

La mamma alcolizzata, la vita con la nonna, la promessa di un lavoro, le botte e le lacrime. Mi facevano storie di famiglie di schiave del sesso a Lido di Savio minacciando di ammazzare mia nonna. È costretta a portarsi dietro questa amarezza strisciante chissà fino a quando, ma giorno dopo giorno la sua vita prende una forma diversa.

Sono le dieci di sera. Don Aldo è pronto alla partenza per Perugia. Ivana guarda Maleva. Perugia è divisa in due zone. Don Aldo si ferma prima dalle bianche, parla con loro, mentre i magnaccia gli accendono addosso i fari.

Apre il cellulare, toglie la scheda che consente alla maman di controllarla. Maleva le apre lo sportello. Leggi qui il disclaimer sul materiale pubblicato da SpeSalvi.

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