Il sesso sul treno in prima persona

Nymphomaniac vol. 1 - Il pescatore perfetto

Amante del sesso hardcore

La giornata di lavoro è stata poco produttiva, continuamente distratta da me stessa, dalla mia mente, dal mio corpo stretto in questo vestito. Più volte ho slacciato i bottoni sia sotto il sesso sul treno in prima persona sopra tanto per provare, non che abbia esagerato, ma fino a metà coscia si, e fino allo sterno anche, in quei momenti in cui ero sola, tanto per vedermi e bagnarmi, il che accadeva subito.

Un paio di volte sono uscita sul balcone a fumarmi una sigaretta, e a guardare in basso il corso pedonale pieno di gente, ma questo secondo piano è alto e difficilmente si alza lo sguardo passeggiando.

Poi, e devo ammettere con grande sforzo, mi sono concentrata sul lavoro e la giornata è passata. Alla fine niente pizza, ma una trattoria casereccia.

Gabriella è come sempre una compagnia piacevole, e alle otto eravamo sedute in trattoria. Ci facciamo anche il dessert, panna cotta e frutti di bosco.

Abbiamo gli occhi di una coppia di ragazzi piantati addosso da quando ci siamo sedute. Il vino è arrivato al punto giusto, nel senso che pasteggiando mi ha reso molto brilla. Seguo i discorsi di Gabriella con grande difficoltà, e con difficoltà riesco a mantenere le gambe accavallate mentre grande è già la voglia di aprirle. Mi avvampo di colpo, e quasi mi vergogno di quanto mi sto bagnando. Io mi dirigo alla stazione. Il vino mi inebria la testa, accompagna i pensieri, il sesso sul treno in prima persona rende la bocca saporita.

Schiudo le labbra e passando dalla piazza prima della stazione accendo la canna. Faccio due tre tiri leggeri, mi fermo, mi piace, sento tutto, sento la fica bagnata, apro le gambe lievemente e il vento mi avvolge le cosce.

La giacca è aperta e mi guardo il seno stretto sotto il reggiseno. Arrivo in stazione che sono in anticipo di 15 minuti, finisco la canna che mi prende a schiaffi la mente e il corpo. Mi fermo. Dio, fermati. Mi rivesto, senza intimo naturalmente. Mi esplode nella testa un fiotto di voglia.

La fica è bagnatissima, ed è lei che mi comanda in questo momento. Ebbene sballata sono, e bagnata, e ancora una volta nuda qui sotto questo vestito di lino azzurro. Arrivo in stazione sconvolta dal primo step totalmente imprevisto nel bagno del bar. Faccio il biglietto, non guardo nessuno, ma sento gli sguardi addosso, come se gli uomini fiutassero una donna che è eccitata. Al binario ci sono poche persone, il treno sfila rumoroso davanti a me mentre mi avvio verso la coda, rallenta il sesso sul treno in prima persona intanto guardo dentro o vagoni.

Il treno si ferma, e inghiotte la gente, compresa me. Salgo, da una prima occhiata ho già visto il vagone con qualche passeggero. È il terzultimo. Mi oriento verso il penultimo vagone; primo scompartimento una coppia, secondo un uomo in giacca e cravatta da solo, terzo, nessuno, quarto nessuno, quinto scompartimento nessuno.

Si, credo di si. Il rumore dei miei tacchi. Mi fermo, mi guardo indietro nel corridoio, nessuno. Entro, chiudo subito le tende, mi siedo, apro le cosce tirando su il vestito, le allargo perbene appoggiando i piedi ai sedili di fronte e mi sfondo con il sesso sul treno in prima persona dita proprio come in bagno poco fa.

Due, tre cinque colpi affondo e a cucchiaio. Mi fermo. Mi riassetto un attimo. Mi ricompongo impaurita dalla mia stessa domanda. Arrivo fino a metà come una ladra che vuole esser sicuro che il furto andrà bene, riscontro che nessuno lo abita. Torno indietro, al mio scompartimento, rientro. Mi siedo vicino la finestra, composta, gambe accavallate, mi tolgo il giubbino.

Colgo nella velocità qualche persona sul marciapiede mentre bagliori veloci di luce mi illuminano come un fotogramma. Dove altro ferma il treno? Monopoli, Bari. Prossima stazione di passaggio Fasano. Fiotti di nuova eccitazione mi rapiscono, so già che voglio fare al prossimo passaggio veloce in stazione. Mi alzo, e mi affaccio nuovamente sul corridoio, voglio controllare, caso mai qualcuno semplicemente è appoggiato alle finestre e guarda fuori come spesso accade. O qualcuno ha percorso i vagoni come me.

Il vestito si apre sopra e sotto, le tette si scoprono ben oltre il capezzolo. Ho il fiatone, poi decido quasi trattenendo il respiro e faccio un passo fuori nel corridoio. Vestito aperto, tacchi, nuda. Lo so, lo scrivo, lo rivedo. Appoggiata lascio che il vestito si apra sui fianchi, le mie tette sono interamente esposte e io sono li immobile e ci resto senza far nulla per buoni cinque minuti.

Lo sguardo fisso sui due lati del corridoio. Che qualcuno guardi? Che mi sgami? Il cuore a mille, resto ferma in piedi dietro la porta, con le orecchie tese a capire se qualcuno arriva e lo faccio ficcandomi due dita nella fica. Mi calmo un attimo. Torno a sedermi e armeggio nella borsetta.

Lo stesso armeggiare mi colpisce oltremodo. Sento fiotti di nuova perversione colpirmi. Sbrodolo come una cagna. Se entrasse qualcuno? Allaccio li vestito velocemente ed esco. Era solo, ovvio che non sento voci. Torno al mio posto col cuore in gola e chiudo. Lo spavento mi eccita, questo era chiaro. Ma perchè. Ho bisogno di scuse? La smetto di farmi domande.

Tiro fuori dalla borsa lo spinello e la birra presa al bar, e anche il mio fallo finto che da febbraio non lascio mai a casa, e lo appoggio davanti a me. Sono già sballata, e ne voglio di più! Apro le cosce appoggiando i piedi di fronte, mi infilo due dita dentro, mi fotto con colpi ben messi, gemo e bevo e fumo.

Appoggio la birra, inarco la schiena lasciando che il vestito mi scopra completamente, e mi fotto, fumo, e mi fotto, oh.

Mi parlo mentre mi fotto, sai cosa rischi? Basterebbe cambiare vagone?? Andare più avanti e trovare gente, e uno scompartimento ancora vuoto. Senza smettere mi alzo e apro la tendina con un colpo netto, torno a stendermi come prima, stavolta vicino la porta.

Il sesso sul treno in prima persona passa nessuno!! Pazza, pazza, che fai? Il fallo mi sconvolge la fica i cui umori mi hanno bagnata anche il sedere. Pazza, troia folle esibizionista. Uno scossone. Mi alzo, guardo furtiva fuori, e rientro nel mio scompartimento. Cosa cambia? Mi dico. Non mi rispondo, dopo Monopoli lo faccio, non mi frega ora, ora voglio il sesso sul treno in prima persona. La stazione di Fasano è in arrivo, non fermerà, ma passerà lento, o almeno non veloce.

Ecco le prime luci, nel buio del mio scompartimento, mi tolgo il cazzo finto dalla fica ormai grondante e. Ho una mazzata alla testa, sono il sesso sul treno in prima persona. Il treno passa piano, il sesso sul treno in prima persona E guardo fuori girando la testa verso quegli sguardi. Resto distesa svaccata. Abbasso le gambe e riesco a mettermi spallata al sedile. Mi siedo infine, mi vesto. Trovo il vestito a terra, appena sotto il sedile di fronte, lo prendo, e mi vesto e metto il giubbino.

La testa mi gira più di prima, sono paonazza, strafatta. Mi guardo intorno, mezzo spinello giace spento su un sedile, la birra è appoggiata in terra sotto la finestra. Mi hanno vista, mi hanno vista davvero.